News Flash

XXXIX edizione Palio dell'Anguria - 18 agosto 2017

*** BIGLIETTI VINCENTI DELLA LOTTERIA PALIO DELL'ANGURIA - ESTATE ALTAVILLESE 2017 ***

***BANDO SERVIZIO CIVILE 2017/2018***

In Evidenza

LOTTERIA ESTATE ALTAVILLESE 2016 : BIGLIETTI VINCENTI.

Invito per partecipazione “38° PALIO DELL’ANGURIA” 18 AGOSTO Altavilla Irpina.

17° Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea T. Sarti -

Timbratura delle Tele 21-22- 23 Agosto

Mostra dal 23 al 30 Agosto 2016

Premiazione il 28 Agosto

1° Concorso di Pittura - Quadri da studio in memoria di Elisa Villani - Lombardi -

Consegna dal 5 al 6 Agosto 2016. Mostra dal 7 al 17 Agosto. Premiazione il 19 Agosto

XXXVIII° EDIZIONE -  PALIO DELL'ANGURIA 18 AGOSTO ALLE ORE 17.00


La Notte delle Streghe - 8 e 9 luglio 2016 Altavilla Irpina

Le streghe in Irpinia

BANDO Unpli Servizio Civile 2016

Progetto di servizio civile: “HIRPINIA – TERRA DA TUTELARE”

Progetto di servizio civile: “IRPINIA TRA MIGRANTI E TRADIZIONI”

Progetto di servizio civile: “ IL NOSTRO VERDE: IL PARCO DEL PARTENIO TRA NATURA E CULTURA”.

Bando Servizio Civile 2016


Fino in Australia per seguire San Pellegrino

FOTO Festa di San Pellegrino - Adelaide - South Australia 17 gennaio 2016


GERARDO CARMINE GARGIULO LIVE @ " PER LE VIE DELLA REGINA 17 AGOSTO 2015

TRAILER PALIO DELL'ANGURIA 2015


LINKS

LYCOS ALTAVILLA IRPINA - NUOVA STAGIONE

ALTAVILLA HISTORICA

La pro loco altavillese cambia veste e ritrova così la sua vocazione territoriale cercando di fare rete, creando sinergia con tutte le associazioni ed enti che lavorano ad Altavilla, e su tutto il territorio irpino. Sono aperte le iscrizioni perché insieme siamo più forti. Altavilla ha bisogno della tua energia e delle tue idee! Ti aspettiamo in Pro Loco

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Il Terremoto
Il terremoto del 1980 in Campania "Vi sono certamente molti modi per ricordare un evento. La scelta è particolarmente difficile quando, come nel caso del sisma del 23 Novembre 1980, si è trattato di un momento tanto terribile per le persone, le famiglie e le comunità da rappresentare, nella memoria collettiva, una sorta di spartiacque tra la storia precedente e quella successiva". Nicola Mancino, Presidente del Senato della Repubblica.   È stato uno dei sismi più intensi e devastanti che abbiano colpito il territorio italiano nel XX secolo, con circa 300 paesi distrutti o danneggiati e oltre 3000 vittime. La sera del 23 novembre 1980, alle 19,35, una vasta area dell’Italia meridionale, ma soprattutto la Campania e la Basilicata, fu colpita da uno dei più violenti terremoti a memoria d’uomo. Le scosse, che nella zona dell’epicentro hanno raggiunto il X grado della scala MCS (Mercalli) si sono susseguite con la massima intensità per oltre un minuto, provocando la distruzione di interi paesi nell’Irpinia, nel Salernitano, nel Potentino. L’epicentro, localizzato in un primo tempo in un punto a 100 chilometri a est di Napoli, si può identificare in una zona compresa tra Sant’Angelo dei Lombardi (AV) e Laviano (SA), situata cioè a cavallo delle alte valli dell’Ófanto e del Sele. L’intensità del sisma è stata tale da farlo avvertire in quasi tutta l’Italia, dalla Sicilia alla Pianura Padana. L’area complessivamente interessata dalle scosse più violente, per lo meno del VI grado della scala MCS, comprende buona parte della Campania e della provincia di Potenza, vale a dire una superficie di circa 20 mila km², abitata da 6 milioni di persone. Gli effetti del terremoto sono stati perciò aggravati da questa densità del tessuto umano, sia dei centri che delle case sparse, tipi di insediamento particolarmente diffusi in molte zone dell’Irpinia e del Salernitano. A distanza di alcuni mesi da questo evento catastrofico la sera del 14 febbraio 1981 una violenta scossa destò nuovamente serie preoccupazioni in tutta la Campania provocando nuovi crolli e altre vittime. La tragedia, colpendo una delle regioni più depresse e popolate d’Italia, contribuì ad accrescerne il disagio economico, rincrudendo inoltre il fenomeno migratorio che negli ultimi anni si era andato attenuando: nei giorni successivi al disastro almeno ventimila persone, approfittando anche delle agevolazioni concesse, lasciarono definitivamente la loro terra, sia per raggiungere parenti e familiari, sia per rifarsi altrove un’esistenza migliore. La drammaticità della situazione creata dal terremoto fu acuita dal gran numero di persone rimaste senza tetto (almeno 200.000), specialmente nell’area metropolitana di Napoli, così densamente popolata. La città partenopea, anche se raggiunta da un’onda sismica valutabile tra il VI e il VII grado della scala MCS, subì danni ingentissimi al proprio patrimonio edilizio (con oltre 5000 fabbricati dichiarati inagibili e parzialmente pericolanti) e agli edifici di interesse storico-artistico, soprattutto dei quartieri centrali, già afflitti da una cronica degradazione urbanistica, con notevoli conseguenze per il fitto ma labile intreccio di attività commerciali che vi si svolgevano. L’opera di ricostruzione e di nuovo sviluppo appare quanto mai ardua e difficoltosa per la complessità dei problemi che il sisma ha provocato, ma anche per tutte quelle condizioni di precarietà delle strutture sociali, economiche e ambientali in genere che in questa circostanza sono state messe brutalmente allo scoperto. L’elaborazione automatica dei dati sulla distribuzione spazio-temporale dei terremoti più disastrosi ha mostrato che, statisticamente, almeno per l’Appennino Campano-Lucano, essi si ripetono entro i limiti di 45-50 anni; è sintomatico al riguardo che il sisma precedente, di analoga intensità, si sia verificato nelle stesse regioni proprio cinquanta anni prima, nel 1930. Sulle cause che hanno innescato il movimento sismico in questa parte dell’Appennino meridionale sono state avanzate numerose ipotesi. È un dato di fatto, innanzi tutto, che il sisma del 23 novembre ha liberato una notevole quantità di energia; l’intensità all’epicentro, valutata secondo la scala Richter, è stata di 6,4; questo valore corrisponde alla cosiddetta “magnitudo” del terremoto, cioè a un parametro che può variare fino ad un massimo di 8 o 9 (la magnitudo, invece di riferirsi agli effetti materiali di un terremoto, ne misura l’energia liberata al momento in cui esso si verifica; la valutazione viene fatta in relazione all’ampiezza delle oscillazioni descritte dal pennino di un sismografo campione). Con la sua ondata devastatrice, il terremoto del 23 novembre nel volgere di pochi istanti ha non solo travolto le testimonianze del passato storico, artistico e culturale di moltissimi centri abitati delle province interne della Campania, ma ha seriamente compromesso le stesse condizioni di vita delle popolazioni, cancellando in molti casi ogni parvenza di attività economica. L’economia delle “zone interne” dell’Appennino Campano-Lucano alla vigilia del sisma era, infatti, caratterizzata da una particolare situazione di precarietà, rappresentata da un tenue equilibrio tra un ambiente naturale secolarmente avaro di risorse e una popolazione che, per trovare un compenso alla sua vitalità, era costretta da sempre ad emigrare. La sua sussistenza era in pratica assicurata, oltre che dai redditi ricavati dall’agricoltura, anche dalle rimesse degli emigrati. Grazie a queste, nel corso degli ultimi decenni è stato possibile procedere ad un parziale ammodernamento dell’agricoltura, mentre la proliferazione delle attività terziarie, conseguenza a sua volta dell’esodo dalle campagne, era stata accompagnata in molti casi da un rinnovamento edilizio dei centri abitati, non di rado sviluppatisi come veri, anche se minuscoli, poli di attrazione economica, consentendo il sorgere anche di piccole ma vivaci iniziative industriali. Tradotte in cifre, le conseguenze del terremoto che il 23 novembre 1980 ha colpito la Campania e la Basilicata possono così riassumersi: oltre 70 centri abitati totalmente distrutti o gravemente danneggiati (sono quelli raggiunti da scosse valutabili dall’VIII al X grado di intensità) e più di 200 con notevoli danni al patrimonio edilizio (raggiunti cioè da scosse pari al VI e al VII grado). Più di 3000 le vittime, circa 10 mila i feriti. Più di 300 mila i senza tetto, di cui oltre 100 mila nella sola città di Napoli, e 40 mila emigrati. Centinaia di piccoli e medi stabilimenti industriali distrutti o danneggiati – e quindi migliaia di posti di lavoro perduti con la creazione di nuovi disoccupati e un’inquietante prospettiva per migliaia di famiglie – con una perdita patrimoniale ammontante a decine di migliaia di miliardi.
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