Il cuore del centro antico, che conserva in alcuni tratti l’aspetto del tipico borgo medievale, è rappresentato dall’attuale Piazza Alberico Crescitelli, sulla quale si eleva il palazzo dei conti de Capua, grande edificio signorile d’epoca aragonese che si ammira da tutto il versante settentrionale della media valle del Sabato.
Il palazzo si sviluppa su due livelli, mostrando elementi artistici e architettonici comuni ad altri edifici coevi campani con presenza d’influenze catalane commiste ad espressioni stilistiche toscane.
La fabbrica risulta formata da un corpo anteriore disposto sull’asse est – ovest con due ali simmetriche orientate nord – sud rispetta all’asse principale con cortile intermedio e scala a doppia rampa collocata sullo sfondo del panorama circostante.
La sua costruzione è commissionata dai feudatari del luogo, nel corso del secolo XV, ad un anonimo architetto che trasforma i resti di un precedente edificio fortificato, di cui sono state evidenziate nel settore nord – ovest del fabbricato alcune strutture murarie delle fondazioni, in una splendida residenza nobiliare.
L’edificio va ad occupare tutta l’area del preesistente castello, utilizzato per la realizzazione del nuovo complesso anche del materiale costruttivo di recupero.
Punto nodale per l’articolazione spaziale dell’intero edificio diventa il cortile interno, intorno al quale si sviluppa il palazzo.
Vi si accede da un lungo scalone che conduce all’ingresso principale, dotato di un portale architravato in pietra vesuviana finemente scolpito con motivi floreali e cornucopie: anche tutte le ornie di finestre e porte sono scolpite nello stesso materiale lapideo con motivi in stile toscano con caratteristiche tardo – quattrocentesche.
Al centro di ogni architrave è uno scudo che riprende a rilievo i diversi titoli di case de Capua.
Dall’ androne si passa nella corte interna attraverso un arcone  lapideo depresso in stile catalano e a sinistra dell’ingresso si trova la Cappella di Santa Croce, realizzata nella metà del secolo XVII. Infine ai piedi del Palazzo vi è una lastra di pietra sulla quale anticamente, secondo le ipotesi fatte dall’ architetto Cellini, il feudatario emanava leggi e sentenze. Abbandonato per un lungo periodo, il palazzo e utilizzato prima come carcere mandamentale e solo dal 1813 diventa, per volere regio, di proprietà comunale.
Utilizzato come ospizio per i poveri fino al 1886, vi s’installa un asilo d’infanzia, ma l’anno dopo viene adibito a lazzaretto durante l’epidemia colerica che colpisce duramente la comunità del luogo.
Nel 1894 uno dei saloni è ristrutturato e adibito a salone teatrale, mentre durante il ventenni fascista i suoi ambienti ospitano le aule della scuola elementare.