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Il giorno 30 aprile 2006, il presidente della pro loco di Altavilla, Pietro Rosato, ha partecipato, come relatore, al convegno “La regina Costanza di Chiaromonte tra storia e leggenda”, svoltosi nel comune di Riccia, in Molise, in provincia di Campobasso. Riccia ha con Altavilla un legame fatto di storia e di identità che vede protagonista una donna che è stata, anche se per breve tempo, regina di Napoli. Costanza, dopo essere stata ripudiata da Ladislao d’Angiò Durazzo, re di Napoli, visse tre anni di solitudine a Gaeta, per poi essere data in seconde nozze, per volontà dello stesso re, al suo amico e fedele feudatario di Altavilla, Andrea I de Capua. I discendenti dei de Capua hanno sempre amato fregiarsi del titolo di Gran Conti di Altavilla, forse per un particolare affetto per le nostre terre o per il lustro che tale titolo un tempo era in grado di conferire.

Dopo un soggiorno ad Altavilla, Costanza ed Andrea si trasferirono a Riccia.

La finalità del convegno è stata proprio quella di mettere in luce un legame che, date le difficoltà nei trasporti e nelle comunicazioni del tempo (siamo tra il 1393-1422), vede però due comuni, uno campano ed uno molisano, riconoscere un legame tra le due comunità. Era usanza allora che, al seguito del feudatario, nel nostro caso Andrea I de Capua, un consistente numero di sudditi lo seguisse negli spostamenti da un feudo all’altro. Si è propensi a credere, per questo, che molti riccesi abbiano soggiornato in quei tempi ad Altavilla e questa storia di spostamenti può emergere anche da una ricerca sull’evoluzione di alcuni cognomi presenti nei due paesi.

Al convegno è intervenuto Oreste Muccilli, della direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise, con un intervento sul Rinascimento napoletano nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Riccia, più nota sul posto come chiesa del Santo Stefano, dove è seppellita Costanza, con Andrea I de Capua. Ed è proprio a Riccia, in questa chiesa, sulla tomba di Costanza, che è posta una lapide che chiaramente testimonia un passaggio fondamentale della storia di Altavilla. Dalla traduzione così si legge: "Ad Andrea de Capua, conte di Altavilla, viceré della regione idruntina. Il sovrano Ladislao, re di Sicilia, ne apprezzò a tal punto le singolari doti d’animo e di corpo da preferirlo a tutti i magnati del Regno come sposo di Costanza di Chiaromonte, oriunda della Sicilia, eccellentissima per bellezza, età, nobiltà di natali, e la arricchì di amplissima dote. Essi riposano qui insieme. Bartolomeo III, Conte di Altavilla, pose questo monumento in segno di somma pietà nell’anno 1500.”

Durante il convegno, lo storico Antonio Santoriello ha illustrato la figura di Costanza di Chiaromonte nella storia, nella letteratura e nella tradizione orale riccese, ed è emerso l’affetto che, ancora oggi, la popolazione del posto nutre verso questa donna, che è diventata come una parente di cui raccontare le vicende ai più piccoli, soprattutto attraverso la poesia.

Pietro Rosato ha parlato della leggenda nata intorno alla “Regina triste”, una bambina portata via dai genitori e dalla sua Sicilia, per andare a Napoli e poi essere ripudiata, e dell’origine del Palio dell’anguria; ha, inoltre, affermato l’identificazione della regina del palio di Altavilla con Costanza di Chiaromonte e non, invece, con Costanza d’Hauteville, ipotesi errata che era stata avanzata da molti nei primi anni della costituzione del palio, per l’assonanza con Altavilla.Il presidente della pro loco ha raccontato come le leggende delle due Costanza, ventisette anni fa, siano state sottoposte all’analisi di “dieci saggi altavillesi” che hanno confermato l’autenticità però solo attraverso la vicinanza con il sentire popolare e non su basi storiche, delle vicende della “regina triste”.

Lo scrittore Antonio Grano ha, invece, parlato del personaggio di Re Ladislao d’Angiò Durazzo, definendolo “il guerriero napoletano”. Costanza, nella vita di questo re, non è stata che la portatrice di una dote, e dopo di lei altre regine, che ha potuto permettergli di combattere l’ennesima guerra nell’Italia meridionale, da lui continuamente conquistata e persa nel corso della vita. Indirettamente questo scrittore ha sollevato un velo sulla storia delle donne, e delle nobildonne in particolare, che erano solo un mezzo per lo spostamento di capitali. Lo scrittore ha incuriosito tutti durante il convegno affermando che, dopo il suo spietato abuso della figura femminile e delle convenzioni legate al matrimonio, re Ladislao sarebbe morto vicino Firenze proprio per mezzo di una donna, che però diveniva contemporaneamente ultima sua vittima.Il re era un grande amatore; una donna fu fatta infettare da un virus venereo. E di questa malattia sarebbe morto Ladislao, folle. La malattia veneria che porta alla follia è la sifilide, ma questa risulta, comunque, pervenuta in Italia in tempi successivi. Al di là del romanzo, resta l’incrociarsi di destini, di personalità che condizionano la vita delle persone incontrate. Resta la storia della donne e degli uomini, da ricordare con affetto e criticismo, resta una rete storica, di radici incrociate e nodose.

Ed è questa rete che va ricostruita alla ricerca della nostra identità. Altavilla e Riccia hanno deciso di istituire un gemellaggio. Bastano davvero piccole grandi cose.